LA PUNTA DEL NASO
Chissà a quante persone è capitata questa presa d'atto triste, a metà tra illuminazione e contemplazione silenziosa del misfatto.
Lo specchio saldo al muro e la mia faccia lì che mi fissa, con tono solenne e scrutatore al contempo, gli occhi leggermente infossati dagli anni, le pieghe agli angoli della bocca, tutto al proprio posto, ma dall'altra parte della superficie. Altro.
Chi è questo figuro che mi fissa?
È esterno, fuori di me, eppure ha lo sguardo che gli altri mi hanno narrato. Persino la fronte corrugata, sarebbe forse identica alla mia... Se mi guardassi.
Eppure non posso farlo.
Tutto ciò che la vita mi rimanda del mio volto è la punta del naso. Un tenue promontorio rosa al centro della faccia, oltre a ciò che la vista mi concede di guardare.
Mi sono abituato a lui, se ne sta lì buono buono, un pezzo di faccia che mi è permesso riconoscere direttamente.
Non posso guardarmi intero, non senza la mediazione di qualcuno, o di questo specchio che mi restituisce un uomo accigliato che ricambia il mio sguardo con perplessità evidente.
È così lontano che mi chiedo a che diritto cerchi di farsi prossimo e vicino imitando ciò che, a quanto pare, vede... ma che io non posso certificare.
Il mio promontorio rosa, che mi piace pensare sia il mio naso, su di lui appare aquilino e ingombrante come un segno marcato su un grosso errore.
È così che mi vedono? Lontano, intero di forma, piatto di contenuto?
Cosa c'è nella mente di questo uomo? Anche lui si chiede chi sono io?
Forse è stanco... Chiamato ad apparire solo quando ci sono, come imitazione distante, oltre un vetro che non posso oltrepassare.
Irraggiungibile come la mia immagine.
Non gli ho mai chiesto se desideri imitarmi, se gli piacciano questi vestiti lanosi e ruvidi, se apprezzi la sua faccia segnata.
Mi domando se, quando distolgo lo sguardo, possa finalmente smettere di essere me. Se abbia un momento di tregua e riposo, o se rimanga lì, immobile, condannato ad aspettare che torni a reclamare la sua presenza.
Fino ad oggi l'ho lasciato ad attendere troppo a lungo prima di rendermi conto della sua esistenza. Lui così lontano, immagine mai raggiunta di qualcuno che non sa chi è e si scopre imitato, mediato, raggiunto da intuizioni.
Amico mio, ti guardo.
Sentiti libero di essere me.
- Giusy Cinquepalmi -
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