KIERKEGAARD E REGINE OLSEN: LA STORIA DI UN AMORE AUTOSABOTATO.
"La legge della mia vita
è che lei ritorna
in tutti i punti decisivi."
Prima di incontrare Regine, Søren Kierkegaard aveva avuto una vita familiare infelice, funestata dalla morte improvvisa di ben cinque dei suoi fratelli. Lui era il più giovane, il settimo.
Il padre, Michael, era convinto di essere stato maledetto da Dio quando, da giovane pastore, lo aveva bestemmiato durante una rovinosa tempesta e che, tale maledizione, consistesse nel veder morire i suoi figli, uno dietro l'altro.
Søren era fortemente condizionato dalle convinzioni del padre, al punto che queste lasciarono un solco profondo nel suo assetto psicologico.
Sentiva che non sarebbe stato mai felice nella vita, che si sarebbe dovuto aspettare solo il peggio su di lui e su chi amava. Questo pensiero lo tormentava e gli era divenuto intollerabile.
Kierkegaard era un giovane taciturno e riflessivo, con un acume fuori dal comune.
Il primo incontro con Regine Olsen avvenne nel 1837, quando lui aveva 24 anni e lei 14.
Søren ne rimase colpito al punto da non riuscire più a smettere di pensare a lei, neppure sperava di poter suscitare l'interesse della fanciulla eppure, scoprirà in seguito, fu amore a prima vista per entrambi.
Kierkegaard chiamava la "maledizione" della sua famiglia la "spina nella carne" rifacendosi a San Paolo ma, nonostante questo, decise che avrebbe incontrato la giovane donna ancora e ancora fino a conoscerla meglio, per poi dichiararsi.
Il padre gli concesse la mano di Regine, che aveva dichiarato di ricambiare i suoi sentimenti e, nel fiore dei suoi 19 anni, era considerata ormai in età da marito.
Gli anni d'amore con la Olsen furono per Søren i più belli della sua vita. Tuttavia, era terrorizzato all'idea di affidarsi così a qualcuno e non comprendeva come una donna potesse amarlo tanto. Non sapeva quanto avrebbe potuto conciliare i suoi studi teologici e filosofici con i doveri di un marito e di una famiglia e iniziò a prepararla al dolore e alla rinuncia in previsione di una difficile decisione.
Così iniziarono gli atteggiamenti autosabotanti, che contribuirono a etichettarlo come soggetto strano.
Una volta le chiese di fare con lui una passeggiata in carrozza, per poi, all'ultimo, chiedere al cocchiere di tornare indietro.
Partito per i suoi studi le scriveva delle lettere facendole intendere di frequentare altre donne ed esserle infedele, infedeltà che non ci fu assolutamente. considerando come lei splendesse ai suoi occhi.
La "spina nella carne" ebbe la meglio e il filosofo decise di rompere il fidanzamento nel 1841.
La lasciò senza darle alcuna motivazione.
Lei insistette per un po', chiedendo di restare insieme a lui, anche rinchiusa in un armadio... Il dolore fu talmente forte che la povera Regine tentò il suicidio.
Solo anni dopo, la poveretta, si rifece una vita con il suo vecchio precettore, Johan Frederik Schlegel, che già in passato aveva dimostrato di provare genuini sentimenti per la ragazza.
Moglie e marito seguirono insieme tutta la carriera di Kierkegaard, leggendo tutte le sue opere. I tre passeggiavano spesso per Copenaghen senza rivolgersi la parola.
Søren si pentì ben presto della sua scelta, la rimpiangeva osservandola da lontano, cercando di capire se ancora provava qualcosa per lui. Scrisse al marito di lei una lettera, chiedendo di poterle parlare... Johan, timoroso, la bruciò e non ne parlò mai con la consorte.
Kierkegaard annotò per anni, su un diario, tutti i momenti in cui la incontrava, capì che ella era il centro della sua filosofia, scrivendo:
“La legge della mia vita è che lei ritorna in tutti i punti decisivi“.
Iniziò a compiere gesti strani.
Fece costruire l'armadio di palissandro che lei aveva citato, conservando con estrema cura tutti gli oggetti che gliela ricordavano, inoltre, di ogni sua opera, faceva stampare due copie, una per lei e una per lui.
Tutto ciò proseguì fino al 1855, quando al filosofo fu comunicato che Regine sarebbe partita per le Antille danesi per seguire il marito nominato governatore. Non sarebbe tornata più.
A Søren balenò in mente solo che doveva andare al porto per poterle parlare. Fu lei a scorgerlo nella folla, a venirgli incontro, a dirgli che lo aveva perdonato, augurandogli tutto il meglio della vita.
Kierkegaard non riuscì a ribattere, si chiuse nel mutismo, rispondendo con un lieve cenno di assenso.
Regine tornò dopo qualche anno, il cuore del suo vecchio fidanzato però non aveva retto al dolore, egli si era accasciato a terra, in un giorno come gli altri, mentre passeggiava, senza riaversi. Non lo ritrovò.
Scoprì in seguito che le aveva lasciato tutti i suoi averi, ma ella li rifiutò.
Col tempo, la donna, rimasta vedova, si rese conto del dono enorme che Kierkegaard le aveva fatto malgrado tutto... Consegnare il loro amore alla storia, rendendolo la chiave di volta di tutta la sua filosofia.
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