Il Lupo e l'Agnello
Candido come la neve, morbido nel suo vestito, innocente e, a tratti, ingenuo, l'agnello era invidiato, detestato dal lupo che desiderava per sè quel candore.
Stranamente non era alle carni che ambiva, lui voleva la stessa pace che leggeva nei suoi occhi e ne vedeva stampata sul muso e, il rispetto che gli altri avevano di quella pace.
L'invidia lo corrodeva da dentro, giorno per giorno cresceva come un veleno alimentando la sua cattiveria.
Si disse:"com'è bianco! Ne strapperó via tutto il pelo mentre dorme, sarà uno zimbello e chiunque riderà a vederlo"
La notte, quatto quatto, a stento appoggiando le zampe sul terreno arido, ne strappò il manto a morsi senza che se ne accorgesse e, lieto e felice del suo triste operato, tornò dal branco a riposare.
"Sicuramente sarà furibondo" diceva tra sè "che figuraccia un animaletto così spelacchiato."
L'agnellino, alle prime luci dell'alba, si rese conto del misfatto subito. Liscio e rosa, non aveva più l'apparenza di uno della sua specie.
Si disse:"spero che chi ha fatto questo ne abbia avuto bisogno. Deve far freddo di notte, nei boschi. Ora può stare più caldo. Poco male."
Sorrise, il musetto puntato all'insù, verso il Sole che illuminava una nuova giornata.
Il lupo, dal canto suo, non aveva preso bene il suo buon umore e architettava un nuovo stratagemma.
"Ne azzanneró una zampa, lo renderò zoppo. Nessuno lo rispetterà "
Ripetè ancora, rincuorandosi.
Col favore delle tenebre, cogliendolo dormiente, di nuovo si avventó sull'agnello terrorizzato, le zanne infilate profondamente nella carne prima di fuggire nel buio.
"Che dolore!"
"Che dolore!"
Piangeva l'animaletto, zoppicando e leccandosi la ferita.
"Doveva aver fame"
esclamava tra sè e sè.
"Che fortuna che si sia fermato e che bello essere ancora vivo!"
Le iridi si posarono di nuovo sul nero firmamento e, anche il dolore, sembrò placarsi.
Non ne era affatto contento il cattivo della nostra storia che, livido di rabbia, decise di minacciare l'esserino di morte, non riuscendo a distruggerne la forza.
Lo colse dopo qualche giorno, atterrandolo con la sua possente mole al terreno, di sorpresa.
"Ho tentato di distruggerti e pare che solo la morte possa farlo. Ti detesto, persino la tua carne mi è indigesta. Ti sotterreró nella terra e sarai dimenticato come un miserabile"
Biascicó convintamente il nero lupo contro quel corpo minuto e cigolante sotto i suoi artigli.
L'agnellino, serafico, lo osservava fisso nelle iridi scure:
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