Chi seguiresti?
Ho rivisto di recente questa serie:"Messiah", troppo presto cancellata malgrado l'enorme potenziale mostrato già solo nella prima stagione.
L'assunto su cui si basa è uno:"cosa accadrebbe se un Messia tornasse sulla Terra?"
Ed è su questa scena ipotetica che si muovono due figure, due facce della stessa medaglia, due chiavi di lettura.
Se da un lato un uomo (Al-Masih) si proclama "Messia", opera miracoli, parla alle folle, agisce con strategia... Dall'altro un ragazzo viene umiliato, vessato, tradito, perde ogni cosa senza venire meno alla sua purezza e al suo candore, diventando guida pur inconsapevolmente.
Al-Masih è l'idea di Messia che abbiamo imparato a desiderare, che emerge dall'immaginario collettivo. Colui che incanta gli scettici, compie prodigi ed entra nella storia con un colpo di vento.
Jibril invece è chi non vuoi notare... Tra i reietti del mondo si muove come un'ombra.
Non è un oratore, non ha bisogno di convincere, fa parte di quell'umanità che si finge di non vedere, perché fa troppo male prenderne atto.
È l'uomo nella sua dimensione di fragilità.
In Al Masih c'è la potenza dell'apparenza, in Jibril la fatica nell'essere vero.
Per tutto il tempo la serie ti provoca, ti tenta, mette in dubbio le tue certezze.
Chi seguiresti?
Siamo esseri affamati di segni, bisognosi del concreto, di risposte immediate, di miracoli... Ma da soli non sono verità.
Jibril dona l'opposto:
Non ti stupisce e non ti risolve, ti costringe a guardarti dentro.
Il suo non è un effetto speciale, è il prodigio della fedeltà a se stesso malgrado il mondo, nella sua crudeltà, cerchi di cambiarlo.
È il Messia che emerge dal basso, che non salva per potere, ma per presenza.
Che non pretende di essere chi non è, ma condivide l'autenticità che sembra dimenticata.
"Messiah" parla di noi. Di come cerchiamo il Divino nei posti sbagliati, nelle luci forti... Dimenticandoci di scovarlo nella sua forma più pura, tra gli ultimi, in mezzo a chi si è visto rigettato senza perdersi, nella bontà che chiede solo di esistere pur non vista.
E alla fine il mondo si divide sempre su questo:
sui segni a cui vogliamo credere e sulle verità che abbiamo davanti agli occhi e ci rifiutiamo di vedere.
«Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà mai più sete: anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente che zampilla per la vita eterna».
(Giovanni 4,13-14)
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