"Quaderno Proibito" di Alba De Céspedes: Recensione
Rinunciare a essere in nome dei ruoli, delle aspettative, della società... Prefigurarsi unicamente come "la moglie di..." "La madre di..."
"La figlia di..."
Valeria Cossati, donna nella Roma dei primi anni Cinquanta, sa molto bene cosa significa, lei che è imbrigliata nelle convenzioni sociali ormai da tutta la vita.
Valeria ha un marito, frutto di un matrimonio che lascia con sé gli strascichi dell'abitudine e due figli ormai grandi, prossimi alla laurea, alla loro vita adulta...
Durante una mattina di commissioni come un'altra, inspiegabilmente, decide di acquistare un quaderno, che porta a casa nascosto sotto al cappotto, come se fosse la prova di un enorme misfatto. Su quel quaderno, Valeria scrive un resoconto dettagliato delle sue giornate, delle sue emozioni, dei suoi pensieri... Tutto il dipanarsi quotidiano della mente, che col tempo tende a svanire, lei lo rende concreto nel nero pece dell'inchiostro sulla carta, lo scruta e, nel vederlo, vede sé stessa.
Pagina dopo pagina, giorno dopo giorno, prende atto che la vita felice che pensava di avere era l'illusione di chi sceglie di annullarsi in una esistenza spesa per gli altri, si rende conto con dolore di non essere felice, scrive con impeto viscerale, nel desiderio di essere Valeria, semplicemente Valeria, fuori dalla matassa indistricabile che gli anni le hanno creato intorno e in cui si è gettata, inconsapevole.
Nel desiderio di "una stanza per sé" fa della scrittura il solo tempo che si dedica, sentendosi in colpa, sentendo quell'atto "proibito" per il solo motivo che è l'unica cosa unicamente sua.
Ma, parola dopo parola, dovrà prendere atto delle sue scelte, del suo ruolo di donna e di tutto quanto viene ritenuto confacente a ciò che è in un mondo che tende ad incasellare prima ancora che a conoscere.
Il "Quaderno Proibito" rappresenta il dolore di chi si depersonalizza, rinuncia a sé e poi finalmente si guarda nello specchio della carta.
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