L'ANIMA PER TOMMASO D'AQUINO
Aristotele propone per l'anima la cosiddetta "teoria ilemorfica", in base alla quale l'anima è insieme materia e forma, non distinguibile dal corpo, impossibile da separare da quest'ultimo in quanto vita in potenza (entelechia).
Tommaso d'Aquino, dal canto suo, fa propria questa teoria adattandola in una variante metafisica scevra della materialità del concetto di materia e forma, che divengono invece "essenza" ed "atto d'essere".
Aristotele e Tommaso concordano sul fatto che ogni creatura ha in sé una composizione di potenza ed atto, ma secondo Tommaso l'atto non corrisponde alla forma, né la potenza alla materia.
Per l'Aquinate l'anima è una sostanza, ma non composta da forma e materia, ma di essenza di forma spirituale e di un atto d'essere che proviene direttamente dall'intervento creativo di Dio.
L'anima umana, che è allo stesso tempo vegetativa, sensitiva e razionale, è l'unica forma del corpo per tutto ciò che concerne le sue funzioni e non può cessare di esistere con il dissolversi di quest'ultimo.
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