Lettera di Dio

Carissimo,
quante cose non sai mentre traccio queste parole.
Scrivo, con impellente enfasi, perche farsi udire, tra i rumori del mondo, è ormai sempre più complicato, amico mio, e tu cadi, cadi nel turbine del tempo, senza vedermi, come se non fossi lì, come se non stessi tendendoti una mano per dirti: "ci sono...
Esisto... 
Guardami... 
Fermati...
Ascolta..."
Dunque ora siediti comodo, tendi le iridi, fai tuo il mio incespicare tra i vocaboli... così umani, eppure miei.
Te lo sei chiesto varie volte dove sono, non è vero?
Il Padre dei Cieli, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe... come se fossi ad appannaggio di alcuni e meno di altri.
È divertente... avete umanizzato il concetto di Infinito, ve lo siete cucito, tagliuzzato, fatto su misura... Lo avete indossato con orgoglio, messo come vessillo... avete ucciso in nome di un potere che non siete stati in grado di comprendere, che avete nominato sentendovi prescelti, giustificati nel vostro dubbio agito...
Lo avete urlato nelle piazze, facendone strumento di terrore verso i vostri stessi limiti umani, ne avete fatto business per un Paradiso che esiste già nella coscienza di chi sa andare Oltre.
Il Dio del Cuore, avreste dovuto chiamarmi... perché mentre vi affannavate in nome di un Dio esterno, severo e giudicante, io ero lì, sepolto in tutto ciò che siete, nell'essenza stessa della vostra natura, tra i battiti ritmici del vostro esistere...
Sono qui, amico mio, nell'immensità di quella che chiami creazione ed è emanazione stessa del mio respiro, vita della mia vita, Spirito eterno...
Non siete in grado di concepire l'Infinito, non ancora... vi mancano le ali.
Resta lì comodo, chiudi gli occhi e guardati dentro... Respira...
Voglio dartele io.

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