Carlo Borromeo: Misogino, torturatore e assassino

Nato ad Arona, il 2 ottobre 1538 e deceduto a Milano, il 3 novembre 1584 a soli 46 anni, a causa delle penitenze che imponeva a sé stesso e agli altri, Carlo Borromeo è un "santo" della Chiesa Cattolica a lungo discusso, visto che si macchiò, malauguratamente, di orrendi crimini che sono passati sottotraccia nella storia.
Misogino oltre misura (evitava le donne come la lebbra, al punto di vantarsi di non averne mai guardata una negli occhi), impose al gentil sesso l'uso del velo sia nei luoghi sacri, sia durante le processioni, escludendole dai sacramenti in caso di mancata osservazione di questo obbligo.
Fece costruire palizzate di legno nelle Chiese per dividere gli uomini, dalle donne.
A Lecco, nel 1569, fece arrestare dieci donne accusandole di omicidio e di ogni sorta di blasfemia.
In pochi giorni, il Cardinal Borromeo, decise di risolvere in fretta la questione torturandole. Le poverette confessarono qualunque cosa, anche molto al di fuori di quello che era il quadro accusatorio.
Nel 1582, nel mese di novembre, cominciò il suo viaggio attraverso le valli svizzere.
Lo scopo di questa visita era quello di affermare duramente il credo del Concilio di Trento.
All'inizio si fermò a Roveredo, per poi spostarsi a Mesocco.
In quei giorni fu arrestato il parroco della Collegiata di San Vittore, che viveva a Roveredo e diversi seguaci.
Carlo Borromeo era fuori di sé e, secondo quanto riportò nei suoi scritti, il parroco era una persona di esecrabile condotta, non in armonia con le idee della controriforma cattolica...
“Vi ho trovato le cose del culto divino sordite ed incolte. I sacerdoti erano licenziosi a tutto ed impuri; inoltre i forestieri e vagabondi che escono dalla religione rovinando se stessi e gli altri con il pericoloso esempio delle loro pessime azioni.” (Lettera del cardinale Carlo Borromeo al cardinale Paleotti, Bellinzona 9 dicembre 1583)
Il cardinale trovava la situazione assurda e insostenibile e la sua unica preoccupazione era quella di riportare queste persone lungo la via che, per lui, era la sola veritá, quella imposta nel Concilio di Trento.
Quindi cosa fece?
Le persone riconvertite, sotto tortura, alla fede della Chiesa di Roma, furono riaffidate alle proprie diocesi mentre, chi decise di non abiurare, fu abbandonato al suo destino presso il braccio secolare... sempre in base alla regola secondo cui, la Chiesa non sparge sangue, ma fa fare il lavoro sporco agli altri.
In pratica lo Stato eseguiva le condanne a morte per conto della Chiesa.
“Ho procurato con commutazione et altrimenti che siano aiutati tutti con studi e discipline et uno più importante e principale dei contorni sono stato sforzato di dare in potere del braccio secolare.” (Lettera del cardinale Carlo Borromeo al cardinale Paleotti, Bellinzona 9 dicembre 1583).
Durante il suo viaggetto totalmente pacifico non si dimenticò, ovviamente, delle streghe, asserendo:
 “Si è atteso anco a purgare la valle dalle streghe la quale era quasi tutta infestata di questa peste con perdizione di molte anime, tra le quali molte si sono ricevute misericordiosamente a penitenza colla abiurazione, alcune date alla corte secolare come impenitenti con pubblica executione della giustizia.” (Lettera del cardinale Carlo Borromeo al cardinale Paleotti, Bellinzona 9 dicembre 1583).
In sintesi, quale fu il risultato di questo viaggio pastorale in Val Mesolcina?
Furono eseguite dodici condanne a morte, al rogo. Tra i condannati, bruciati vivi a testa in giù, come ulteriore atto di masochismo,  c'era anche il parroco della Collegiata di San Vittore.
Nonostante questo, Borromeo fu beatificato nel 1602 e canonizzato nel 1610.
Fatto ancora più sconvolgente, fu che la sua causa di beatificazione venne incoraggiata dal pagamento, del suo casato, di 10000 ducati d'oro.
Oggi, il corpo del "santo", riposa, esposto ai fedeli in un'urna, presso il Duomo di Milano.

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