Il Dio che muore
"Il Dio di carne, muore!"
sussurravano sgomente voci sconosciute, toccando con dita tremanti la base del legno, di dolore imbevuto.
"Tu chi sei? Che dalla croce non sei in grado neppure di scendere?"
Chiedevano altri, prostrandosi carponi, in atto derisorio. Con gli occhi colmi di curiosità infinita cercavano il sangue e lo analizzavano goccia a goccia, mentre carezzava nel suo tragitto il corpo morente.
Tu, esausto, osservavi tutti.
Esposto, denudato, carico di un'umanità che nessuno aveva mai scorto prima e che ora diventava evidente nelle carni, nella morte che coglie tutti e ha trovato te, primo tra gli ultimi.
La vecchia amica di sempre dell'uomo che si consuma sotto il peso del tempo, sotto lo sguardo crudele di chi non comprende, non sa, non vuole sapere...
"Muoio incompreso."
Bisbigliavi privo di forze, socchiudendo le palpebre in un movimento stanco e impercettibile.
Si chiudeva il cielo intorno a te in un manto scuro, di nuvole, che pareva voler dare dignità alle lacrime che ti bagnavano il viso.
Si accalcavano le genti... tremava la croce sotto il peso del contatto furioso, curioso, in attesa di qualcosa di eclatante, di diverso da un uomo che conclude i suoi giorni.
Che banalità morire...
Un lampo, nel silenzio, improvviso, squarciò la tua mente perduta nei pensieri... Un pianto sommesso, convulso, doloroso...
Una donna si piegava a terra, scossa dai singhiozzi, il suo volto pareva aver vissuto mille anni di supplizio.
Ti guardava, ti chiamava "figlio mio", carezzava il sangue che bagnava la terra, baciandolo teneramente.
Un dolore simile al tuo ne avvolgeva le membra e con esso giunse la tua nuova consapevolezza. Prima del sonno eterno, prima del riposo agognato, un sorriso, poi una frase a fior di labbra:
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